La preghiera in Vico Annunziata di mercoledì 15 agosto presso l'edicola votiva dedicata alla Madonna di Pompei ha suscitato in me contrastanti emozioni: di gioia e di tenerezza nel rivedere i luoghi della mia infanzia e per essere entrato, ahimè per la prima volta, nel vicoletto che da bambino guardavo dal balcone di mia nonna situato proprio di fronte, e nel quale non mi sono mai avventurato.
E sentimenti di rabbia. Non solo per il lerciume, il degrado e l'incuria trovati, quella corda con il nodo scorsoio a simboleggiare una stupida intimidazione o, piuttosto, la sconfitta di chi crede che sia sufficiente il potere per diventare importanti e rispettati.
Ma la rabbia maggiore l'ho provata nel vedere lì a pochi passi quel foro nel muro, diventato anch'esso ricettacolo di spazzatura, nel quale un tempo venivano infilati i neonati che le famiglie non potevano crescere. Anche a Forio esisteva una sorta di “ruota degli esposti” e la testimonianza è ancora là, smarrita nella discarica dell'oblio.
Immaginando quante persone possano incuriosirsi per quel piccolo foro nel muro e per tutte le testimonianze di fede e di storia che sono presenti e dimenticate all'interno dei vicoli saraceni mi sento di rilanciare quanto ho già affermato quale ospite della trasmissione di Luciano Castaldi “la voce della fogna” a Radio Treccia.
Una ragnatela di vicoli caratteristici come quelli del centro storico di Forio andrebbero elevati ad attrazione turistica mediante un progetto teso alla valorizzazione delle caratteristiche architettoniche e storiche. Potrebbero diventare un bellissimo centro di cultura tramite l’apertura di decine di negozietti tipici, laboratori artigianali ed artistici.
I flussi commerciali delle grandi città – e da qualche anno delle periferie - sono oggi rivolti tutti alla grande distribuzione, agli iperstore e grossi centri, diventati persino il fulcro della vita sociale, punto di ritrovo per i ragazzi, per le famiglie, per gli anziani. Immagino un mega centro commerciale ed artistico-culturale “dei Saraceni”.
Occasioni di lavoro e di crescita per la comunità, abbattimento del degrado in cui versano molte di quelle strade abbandonate ai rifiuti e all'incuria.
Immagino frotte di turisti in giro per i vicoli a fare spese, guardare vetrine, bere un bicchiere di vino, mangiare una bruschetta o una pizza, guardare una mostra di pittura, partecipare ad un convegno, visitare le edicole votive e la nostra “ruota degli esposti”, scattare foto alle torri ed ai portoni caratteristici, incontrarsi nelle piazze risorte a nuova vita.
Immagino una passeggiata a Forio che non si limiti al tratto Piazzale Colombo – Soccorso, con punte sporadiche nella via Matteo Verde sommersa di veicoli.
Immagino tra qualche anno un porto turistico attrezzato ed efficiente, dal quale centinaia di diportisti, attraverso i tanti vicoletti rianimati, si riversano nel “Centro dei Saraceni” per scoprire quanto sanno essere ospitali gli ischitani e respirare l'atmosfera di un tempo.
Ciro Piro


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